Archivio Mensile: gennaio 2010

Shopaholic

Venerdì pomeriggio: giorno di shopping . Dopo ahimè numerosi acquisti entro in  un negozio di Sport:

 Il negozio è piccolo, già all’apparenza vuoto, i commessi si guardano in faccia l’un l’altro, chi si lima le unghie, chi fissa il nulla….

“Beneeee….perchè cavolo sono entrata?”  mi dico.

Odio quando è così… Nei negozi vuoti i commessi frustrati e annoiati sfogano sulla prima povera cliente che entra tutte le loro premure e attenzioni ansiogene e io sapevo che anche oggi sarebbe andata così.

Bisognerebbe diffidare dai negozi pieni solo di commessi e non di clienti!!!

In questi infatti a noi clienti non  è consentito un vagabondaggio tranquillo e rilassato tra i reparti e i corridoi, non ci è lasciata la possibilità di prendere i capi esposti, aprirli, toccarli, guardarli, appoggiarceli addosso guardandoci allo specchio per vedere se il colore ci dona o meno, né tantomeno gironzolare arraffando un po’ questo un po’ quello per poi lasciarlo subito dopo inosservati sul primo scaffale….

Nooooo questo non lo possiamo fare in un negozio vuoto!!!! E sapete perché?

Per il lui o la lei di turno……il nostro nemico, il nostro incubo più temuto per i prossimi 20 minuti….

IL COMMESSO!!!!

Si avvicinerà a voi con quell’aria da persona competente e preparata su tutte le collezioni e i singoli capi del negozio come se avesse appena dato un esame universitario in “Capi d’abbigliamento e altre forme tessili”.

A quel punto vi dirà: “ Posso aiutarla? Cosa desidera?”

Voi vorreste solo dire: “Si desidero che lei sparisca dalla mia vista e mi lasci fluttuare per il negozio lasciando libero sfogo al mio shopping compulsivo, grazie” . Ma vi limiterete a dare una delle due risposte:

1)      -“No grazie sto dando un’occhiata” ( classica frase per far capire di essere lasciata in pace)

A  quel punto lui non mollerà mica l’osso, con un sorrisino beffardo si pianterà dietro di voi, esattamente dove voi potete vederlo con la coda dell’occhio e vi FISSERÀ  INCESSANTEMENTE non risparmiandovi un  solo secondo il suo sguardo invadente.

Allora voi e io penserete: “Ma che vuole???” Non ha capito che  gli ho gentilmente detto di farsi un giro? Perché mi si apposta lì come un gufo impagliato???

Il suo atteggiamento  invasivo comporterà allora con molta probabilità la vostra uscita dal negozio poiché il suddetto commesso avrà avuto la capacità di mettervi ansia e frustrazione. Risultato: non comprate nulla.

Altra possibilità:

2)      Rispondete (come me ieri) : “Si grazie, cercavo un costume, magari se fate ancora gli sconti…” (siamo al 29 gennaio CHI NON FA GLI SCONTI!!!???)

E  il commesso, con aria seccante e infastidita, come se lo avessi insultato, risponde secco:

 “ Non ci sono sconti sui costumi”.

“Ok mi scusi…SCUSIIII….non la prenda sul personale” penso io.

Tuttavia, nel momento in cui il commesso verrà chiamato in causa a svolgere il suo compito da “assistente alla vendita” per me ( e per tutti coloro che lo chiameranno ad intervenire)  sarà la fine, l’inizio dell’incubo:

Vi passerà 259 costumi, di taglie, marche e colori diversi, vi darà il suo consiglio personale su ognuno di essi e metterà in campo tutte le conoscenze tecniche che possiede.

In più vi spingerà quasi a forza nel camerino per incitarvi a comprare qualcosa e una volta avervi barricato dentro si metterà dietro la porta, in appostamento, senza lasciarvi alcuna via di fuga!!!

Per poi dirvi dopo 30 secondi (giuro che li ho contati):

- ” Allora signorina, come va? Come le veste? Le piace?” E altre frasi interrogative piuttosto inutili….

Ora, a prescindere dal fatto che siamo a gennaio e io sono ricoperta da mille strati di indumenti composti principalemente da:

-Canotta

-Maglietta a maniche corte

- Maglioncino di cotone

-.Maglione di lana

-Cappotto

-Sciarpa, guanti e cappello

Il pensiero sorge dunque  spontaneo: “Potrebbe lasciarmi almeno il tempo di spogliarmi prima???????????”

Dopodichè, superate le prime 40 domande attraverso la porta su come veste il capo e se ho bisogno di qualcosa, fosse solo un consiglio da “esperto/a”, decido di restare ancora qualche minuto a guardarmi allo specchio dentro il camerino.  È un classico per la maggior parte delle donne credo; vedere come ci sta ciò che stiamo provando, se fa dei difetti e se si quali, se il colore ci piace, se veste bene etc… Insomma…lasciateci  pure il nostro tempo in tranquillità!!!

E invece no…il/la commessa sentirà il bisogno di interrompere il fatidico momento di osservazione critica del nostro aspetto con la pretesa  questa volta di entrare nel camerino per vedere  “COME MI STA”…!!!

Nello specifico non è stata questa l’occasione in cui mi è capitato, ma una volta stavo quasi per uccidere una commessa che in un negozio di costumi voleva prepotentemente vedere ogni modello scostando la tendina e ficcando la sua testolina curiosa dentro il mio camerino.

Ora, già una ragazza quando prova i costumi da bagno a maggio entra in crisi mistica chiedendosi  perché non ha un fisico alla Jessica Alba nonostante tutte le letterine scritte a Babbo Natale negli ultimi anni, in più si deve sentire OSSERVATA e FISSATA da una sconosciuta che pretende di saperla consigliare quando possibilmente lei ha anche 50 anni e tu 20! Ma andiamo….:-)

Insomma, alla fine il costume l’ho comprato lo stesso, anche se con l’ansia per la pressione esercitata dal commesso,  tuttavia dopo questa ulteriore esperienza illuminante posso decisamente affermare  che comprare in negozi grandi e affollati (non  troppo ovviamente) sia per me decisamente meno frustrante, anzi oserei dire più “rilassante” e divertente ( vedi Zara e H&M).

 Il fatto di poter entrare in camerino con tutti i capi che voglio, senza dover rendere conto a nessuno del come e del perché li ho scelti, del se “si abbinano al colore dei miei occhi” o meno, senza influenze da parte di persone che non conosco, senza pressione,  mi rallegra .
Così alla fine, proprio per il fatto di essere soltanto io la padrona indiscussa delle mie scelte, finisco sempre per comprarne centinaia in pochissimo tempo!!! :-0

 

 

 

 


Al Momento giusto

Aspettare…

Questa non è mai stata una mia prerogativa, sono sempre stata più per il “tutto e subito” io.

Non c’è il colore di scarpe che cerco? Ok prendo subito lo stesso modello ma in un altro colore.

 Non c’è la lampada che voglio e arriva la settimana prossima? Va bene, prendo quest’altra adesso, meglio che dover ritornare e aspettare.

Non si può fare quella cosa subito ma tra un po’?  Va bene faccio lo stesso quest’altra cosa ma almeno la faccio “subito”.

Così, impaziente per natura, cerco sempre di soddisfare i miei bisogni  e i miei desideri il prima possibile, per ottenerne una gratificazione ed un benessere immediato piuttosto che dover tornare a casa con lo sguardo mesto e insoddisfatto per non aver ottenuto ciò che volevo.

Purtroppo però questa impazienza non mi contraddistingue solo per gli acquisti o lo svolgimento di una o più attività ma bensì anche nelle relazioni e nella vita di tutti i giorni.

Oggi leggendo il post di un’amica a me molto cara ho letto una frase che mi ha colpito molto, non so perché l’abbia scritta proprio oggi, (o ieri?) però è come se avesse risposto esattamente ad alcuni dei miei pensieri.

 Chissà forse le amiche in cuor loro lo sentono anche a distanza  cosa consigliare, o magari lo fanno senza neanche saperlo…J

 

  “La pazienza è amara ma il suo frutto è dolce” (J.J.R)

 

Chissà, forse abbandonarsi completamente all’istintività, all’irrazionalità del momento, ai sentimenti più viscerali non è sempre la cosa giusta, ci si ritorce contro prima o poi.

Meglio forse avere pazienza, aspettare, essere razionali. Non pensare all”adesso” e al “subito” ma vivere giorno per giorno senza farsi troppe illusioni,  senza volare troppo di fantasia.

 Vedere solo ciò  che si ha nel proprio presente, quelle piccole cose quotidiane che sono già stupende così, che andrebbero apprezzate e vissute fino in fondo. Cambiandole, perderebbero forse la propria unicità e bellezza.

Tutto ciò che verrà dopo il proprio presente, il “poi”, dovrebbe forse rimanere celato, protetto, e non si dovrebbe avere così tanta fretta di svelarlo… Il bello è anche questo in fondo, non sapere esattamente e con precisione dove si sta andando…


4 Girls:-)


Al Cinema da soli

 

Cinema:

G: “Un biglietto per Io loro e Lara per favore”

Cassiere: (alzando visibilmente l’intonazione così da far sentire a tutte le persone lì accanto la frase)  “Uno?”
G: “Si uno”

Cassiere: “Uno soltanto o aspetta qualcuno? Perché in quel caso le conviene farli insieme così avrà i posti vicini”

G: “No, ne vorrei uno soltanto per favore, grazie!”

(e in mente )“Brutto idiota, ma ti è così difficile farmi un biglietto e passare alla prossima persona dietro di me?? Si, sono da SOLA e ho chiesto un SOLO biglietto e allora? Devo essere additata da tutta la platea per questo? Anzi sai che ti dico…?Ora vado a comprarmi anche i popcorn, MONO PORZIONE ovviamente…!

Omino Bar: “Buona sera, prego"

G: “Vorrei una porzione piccola di popcorn per favore”

Omino Bar: “Guardi la confezione MONO è terminata posso darle la confezione FRIENDS & FAMILY, le va bene lo stesso?

G: (Visibilmente alterata ma tuttavia contenuta) : “ Mi scusi, ma lei vede FRIENDS & FAMILY accanto a me per caso? No dico, vede altre persone che mi stanno parlando, ridendo o semplicemente rivolgendo la parola? Non lo vede che sono venuta qui da sola, per guardare in pace il mio stramaledetto film senza che questo implichi necessariamente che io mi senta sola e abbandonata dal resto della comunità????

E secondo lei, io, da sola, sarei capace di mangiare interamente quella confezione gigante di grassi, sale e mais  che lei sta cercando stupidamente di propormi, senza sentirmi male??

Omino Bar: “ No, mi scusi, ha ragione.”

G: “Bene! esatto, allora mi dia  una confezione di BOMBONIERE, almeno quelle sono concepite ANCHE per una persona sola, E…la prego…. non  si metta a fare i discorsi sulla tradizione delle bomboniere fin dal tempo dei nostri nonni eh.
Del come essa voglia che le Bomboniere siano un elemento di condivisione tra le persone venute INSIEME per assistere alla proiezione del film e del come una confezione  veniva e viene solitamente  messa in comune  allegramente tra i diversi componenti della famiglia o gli amici. La prego….”

Omino Bar: “No no, per carità, si figuri”  (e in mente) “Ma un terapista no eh…?”.

Questo piccolo aneddoto accaduto ieri alla mia amica G. (ovviamente ampliamente ingigantito e successivamente reinventato da me)  mi ha fatto soffermare sul perché al cinema non ci si vada mai da soli.
Non capisco infatti perché debba essere per molte persone (inclusa la sottoscritta) causa di disagio e tristezza. Si ha sempre paura di essere guardati dagli altri come “La sola al mondo”, “La senza famiglia”, “La senza emici e vita sociale”. Temiamo che qualcuno ci si avvicini e ci dica “Mi dispiace per lei, non si abbatta non è sola, tante altre persone sono nelle sue condizioni” e magari ci propongano anche di sederci vicino a loro, oppure abbiamo paura di sentire bisbigliare: ”Poverina….”.

Andare al cinema da soli non è una consuetudine tipica della cultura italiana credo. All’estero  e soprattutto nelle grandi città la gente va a vedere i film senza aver bisogno necessariamente di una compagnia. Mi è capitato una volta, a Parigi, di entrare in una sala con le mie amiche e di renderci conto che in effetti eravamo uno dei pochi gruppi di persone che erano lì insieme per vedere il film. Il resto della sala era composto da persone sedute da sole, le quali, ipod alle orecchie fino allo spegnimento delle luci ,non avevano nessun minimo imbarazzo a trovarsi lì in solitudine, anzi mostravano una naturale tranquillità nel farlo.

Perché quindi l’andare al cinema da soli debba procurarci tanto imbarazzo dall’impedirci di vedere un film che a noi piace?

Io sono la prima persona a fare questo tipo di ragionamento, a non voler essere vista da sola soprattutto da gente che conosco (cosa che nella nostra città sarebbe alquanto probabile visto che i cinema non sono così numerosi e la gente non così tanta). Io sono il tipo che quando mangia da sola fa finta di parlare al telefonino o si porta un giornale da sfogliare. Perfino un panino mangiato al volo per strada, da sola, mi mette una certa inquietudine e allora incollo il naso alle vetrine di un qualsiasi negozio e faccio finta di guardare attentamente la giacca o le scarpe esposte, di controllarne il prezzo, tanto per fare qualcosa che non  mi faccia sembrare una poverina senza casa dove poter fare un pranzo con i propri familiari.

Ieri, parlando con le mie amiche dell’argomento cinema e solitudine c’è chi poi ha detto: “E se mi viene da piangere perché il film è triste come faccio? Piango da sola?”

Oddiooooo! Ve lo immaginate??! Non solo si è da soli, circondati da gente che pensa siate degli outsider o cose del genere, in più…PIANGETE!!!!

A quel punto chi non verrebbe accanto a voi con un kleenex  offrendovi ascolto e comprensione? Chi non vi direbbe: “La capisco anch’io ci sono passata”..???

Tuttavia si, ritengo che andare al cinema da soli possa essere in fondo un’esperienza “diversa”, formativa azzarderei.

Invidio chi non si pone alcun problema nel farlo, chi, un tranquillo martedì sera in cui le amiche sono occupate, il fidanzato è fuori, la famiglia è stanca, decida di vedere una pellicola in semplice compagnia di sé stessa.
Eh si…Prima o poi credo che proverò a farlo anche io…
Però, se dovessi vedere quelli accanto che bisbigliano e mi fissano con aria compassionevole andrò dal primo  gruppo di persone che  vedo, mi siederò vicino a loro e farò finta di essere parte del gruppo.

Fin quando qualcuno si accorgerà che quell’idiota che ride per finta alle loro battute e fa cenno con la testa in segno di assenso a quello che dicono non è parte integrante della loro comitiva e verrà invitata a spostarsi una poltrona più in là… :-)

 


Via le luci…

Ci sono ancora le luci di Natale là fuori, le strade sono illuminate a festa, i negozi addobbati con cura, gli alberi ricoperti di sfavillanti lucine colorate. Eppure in questi giorni la gente comincerà a togliere, una per una, le decorazioni di questo Natale, quelle stesse decorazioni che poco meno di un mese fa sono state fatte uscire dagli scatoloni polverosi dei garage e delle soffitte per essere mostrate, ammirate e festeggiate. Da oggi festoni, luci, palline, stelle, fiocchi, Babbi, Befane, Presepi, tornano nelle loro soffitte ancora per un altro anno. E mentre loro saranno chiusi lì dentro per tutto questo tempo non potranno assistere da bravi osservatori silenziosi all’andamento delle nostre giornate, allo scorrere delle nostre vite, da oggi fino all’anno prossimo.

E il nostro di anno come sarà?

 Ogni mese di gennaio mi soffermo a pensare a cosa succederà, cosa vivrò. Mi chiedo se mi aspetteranno momenti felici e temo quelli tristi. Mi pongo domande, immagino  dei possibili svolgimenti (i quali si rivelano spesso diversi dal mio immaginario), mi circondo di “ma” e di  ”se”.

Nella totale incertezza della mia vita mi trovo a pensare che oggi solo poche cose per me sono sicure, certe. Vorrei poterle preservare, proteggere, difenderle con ogni sforzo.
Mantenerle ben salde nel cuore e nella mente mi permetterà, spero, di continuare ad essere felice, sempre.


Tacchi Alti

Ieri è nato un dibattito uomo/donna che mi ha coinvolto particolarmente in quanto rappresentante dell’universo femminile.

Il tema riguarda l’abitudine e la predilezione delle donne per i tacchi alti.

Ora, in quanto sostenitrice del detto “il tacco è donna” ritengo che qualsiasi ragazza, al di là del proprio aspetto fisico, una volta indossati un paio di tacchi sfavillanti sentirà inequivocabilmente la propria autostima gratificata, oltre ad acquisire una maggiore sicurezza di sé in merito al proprio apparire.

Diciamocelo, chi non si è sentita decisamente più “bella” con un paio di decoltées eleganti tacco 10?

Ora, io credo che l’universo maschile, ahimè, non possa afferrare completamente tali sottigliezze, né tantomeno comprendere lo stato d’animo positivo ed euforico di una ragazza che passi dalle snackers ai tacchi alti in una sola serata. C’è chi tra i maschietti dice di non far particolarmente attenzione se una ragazza metta i tacchi o meno, né di provare una maggiore attrazione fisica per chi li porta rispetto a chi non lo fa.

Da un certo punto di vista sono d’accordo; se una ragazza è bella lo sarà comunque, con o senza tacchi, e apprezzo chi non guarda solo a certi “accessori” come metro di maggiore o minore attrazione. È sicuramente sinonimo di non superficialità, caratteristica ormai rara tra i rappresentanti dell’altro sesso.

Tuttavia mi permetto di non credere completamente a chi sostiene che una bella ragazza sui tacchi non sia più “attraente” o quantomeno “attiri di più” rispetto ad una in scarpe da ginnastica e tuta. Con questo non voglio dire che le ragazze lo facciano solo per questo, che usino i tacchi come strumento di provocazione e visibilità. Credo che prima di tutto, alla base della volontà di uscire di casa o meno infilando un “comodo” tacco 10 ci sia soprattutto la voglia di sentirsi belle per sé prima ancora che per gli altri, un guardarsi allo specchio e vedersi più eleganti e slanciate del solito, più sexy.

Ciò non significa che chi ama i tacchi ami metterli “per la società”, ma prima di tutto per sé stese e ( e qui mi rivolgo alle ragazze fidanzate) per il proprio lui. A me personalmente piace metterli quando sono con lui (il fatto che non lo faccia così spesso è dovuto ahimè ad altre cause, vedi strade accidentate della nostra città e serate in giro per il centro a piedi). Li trovo un elemento in più di charme e di eleganza, un tocco particolare che completa il look, e mi piace lo sguardo che ha quando mi vede vestita “bene” nel senso che intendo io. Quindi non vedo nulla di strano o di “oscuro” nel fatto che le ragazze amino mettere i tacchi in molte circostanze, che amino soffrire con le dita accartocciate dentro quelle scarpe a punta, che debbano rallentare il passo e camminare guardando per terra dove poggiano i piedi… semplicemente… così si sentono belle…


Buon 2010!!!

Ebbene si, un altro anno è trascorso, un anno di enormi sorprese e novità  ma anche un anno di crescita.
Come vorrei questo 2010? Spero mi porti tanta serenità e pazienza, provando ancora quella felicità che ho avuto fin’ora.

Ieri  abbiamo trascorso la serata a casa della mia mica Chiara. É stato bello, una di quelle sere delle quali ti ritroverai a parlare tra qualche anno con le tue amiche, riguardando insieme il video in cui cantate “Wannabe” delle Spice Girls come quando eravate bambine. É a lei che dedico il mio primo post su questo blog, grazie per i consigli da esperta blogger quale sei:-)

Al momento del brindisi il tappo dello spumante ha colpito me e Guido, che sia un buon segno per l’anno prossimo?:-) speriamo…Tanti Auguriiiii!!!!!!


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